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  • Fondazione Antroposofica Milanese

La testa nel vassoio

(di Hella Krause-Zimmer, da “Offenbare Geheimnisse der christlichen Jahresfeste“ Verlag Freies Geistesleben 2003)


Maestro di Ulma, Banchetto di Erode, Stoccarda - Staatsgalerie


Poiché era nato da genitori già avanti negli anni, Giovanni Battista aveva ricevuto una costituzione ereditaria libera dalle passioni. Si potrebbe quindi pensare che non sia stata una conquista particolare condurre fin dall’infanzia una vita così severa di rinuncia ai desideri dei sensi. Esistevano ed esistono comunque bambini nati da genitori attempati (lasciamo aperta la domanda se questi genitori abbiano la devozione della coppia biblica). Quando nascono, questi bambini hanno spesso già dei nipoti, figli cioè dei fratelli maggiori; spesso portano una precoce maturità tanto da suscitare l’impressione che non siano mai stati realmente giovani. Questo può avere un effetto paralizzante e di freno se in loro non nasce una forza interiore, un fuoco spirituale. Giovanni è in questo senso il prototipo di un uomo che porta le premesse per usare un fuoco spirituale che proviene dalla forza dirompente della passione purificata. Pilotare le predisposizioni di sangue sarà stato allora un mezzo più valido di oggi. Nel momento in cui dal matrimonio fra consanguinei si è passati al matrimonio fra estranei terminò il grande periodo in cui si guidava da fuori il destino. Le procedure seguite nei Misteri per sviluppare e mantenere certe facoltà della stirpe, dei popoli e delle razze non si riferivano primariamente al singolo, per cui era certamente un fenomeno eccezionale la disposizione divina che ci viene narrata per Giovanni e anche per la Maria salomonica. Poco dopo il battesimo nel Giordano, Giovanni viene fatto prigioniero da Erode. In seguito alle pressioni di Erodiade, che trasmette il desiderio alla figlia Salomè, Erode fa decapitare Giovanni. La tradizione colloca l’evento nell’agosto dell’anno 31. Quando la testa le viene presentata in un vassoio, Erodiade si mette a ridere. Nella pittura e nella scultura, anche negli stemmi (per es. quello di Breslavia) è stato raffigurato infinite volte il motivo della testa nel vassoio. Un’osservazione di Rudolf Steiner lo illumina con una luce particolare. In una conferenza del 29 luglio 1906 sul mistero del Graal in Wagner (OO 97), della quale abbiamo solo un resoconto abbreviato, parla di un surrogato che veniva usato nei Misteri quando iniziò a spegnersi la chiaroveggenza a causa dei matrimoni fra estranei. Per coloro che erano chiamati all’iniziazione venivano sviluppati due preparati spirituali. “Erano sostanze che spiritualmente avevano un’azione simile a quella fisica del sangue nelle vene. Quando l’antica chiaroveggenza andò perduta, fu sostituita dall’ingestione di questi preparati.” Rudolf Steiner ci dice qualcosa di analogo anche nella conferenza del 26.12.1923 (OO 233), parlando del tentativo di fare di Gilgamesch un iniziato. Poiché non aveva raggiunto i requisiti prestabiliti (vegliare per sette giorni e sette notti), “si sottopose soltanto al surrogato di tale prova. Il surrogato consisteva nel preparare determinate sostanze da ingerire (“cuoci del pane per lui” si legge nell’epopea), grazie alle quali raggiunse in realtà una certa illuminazione.” Non avendo però le necessarie premesse era “rimasto in un certo senso alle porte dell’iniziazione”, non era in grado “di guardare con chiarezza nei mondi spirituali superiori”. (OO 126, 28.12.1910). Chi aveva superato tutto il periodo di prova riceveva la misteriosa bevanda “dalla coppa dei Cervidi (le divinità celtiche e druidiche). Si tratta del mistero del sangue purificato”. (OO97). Questo avveniva nei “Misteri superiori”, nei Misteri inferiori vi erano i relativi simboli esteriori: pane e vino. Quando i Misteri caddero in decadenza in certe sedi dell’Europa (cosa che poi evidentemente ebbe una diffusione più ampia), questi Misteri del sangue divennero grossolani “in un modo orribile e ripugnante”. Vennero manomessi nel simbolo di un vassoio su cui poggia una testa sanguinante. “Si aveva l’opinione che si destasse qualcosa nell’uomo che guardava questa testa. Quanto si faceva era magia nera. Era il contrapposto al santo Graal (…) Ritroviamo in Erodiade con la testa di Giovanni, il recipiente del Graal reso orribile dalla testa sanguinante. Erodiade ride del mistero profanato.” (OO 97) Con il desiderio di avere la testa del Battista in un vassoio, Erodiade celebra quindi un rito di magia nera. Evoca un “simbolo reale” che si contrappone ai misteri precristiani con il loro anelito verso il sangue purificato. Ride, dileggia quegli aneliti che richiamano alla purificazione del sangue, lei che era stata accusata pubblicamente da Giovanni per il peccaminoso legame con il cognato Erode. Giovanni l’aveva messa alla gogna per la trasformazione della sua vita; per questo Erodiade fa trionfare la sua via orientata verso la magia nera con il simbolo della testa sanguinante nel vassoio. Per questo “strumentalizza” Giovanni. Ma in precedenza Giovanni aveva compiuto il battesimo di Gesù, aveva riconosciuto il Cristo, il suo sangue, già di per sé ampiamente purificato, era stato in un certo senso vaccinato dall’incontro con il Cristo. Divenne sangue sacrificale e Giovanni divenne un precursore anche sulla via del sacrificio. In questo modo fu sconfitto il vassoio della magia nera, furono vinti i misteri degenerati. La coppa quale simbolo cristiano ci indirizza verso quell’altro recipiente che poté diventare la vera coppa del Graal grazie al sangue del Cristo.

Nel quadro che si trova nella Galleria nazionale di Stoccarda (Maestro di Ulma, intorno al 1.400) il pittore non osa presentare lo scherno di Erodiade. Che la dipinga mentre guarda con meraviglia la coppa in cui giace con dignità la testa del Battista, è certamente dovuto alla sua anima cristiana. Il re ha sentore dell’ira celeste e teme il castigo divino, indica in modo significativo verso l’alto. Gli altri due ospiti quasi non osano guardare in direzione della testa. Perfino i giovani che reggono la travatura si voltano dall’altra parte.

Sul tavolo è però già collocato l’agnello in una coppa d’oro e accanto vi è un recipiente con il vino, su di esso poggia la mano di uno degli ospiti. Il sacrificio di Giovanni prepara la via al sacrificio del Cristo.


(Traduzione di Stefano Pederiva)

Milano, 24 giugno 2020

Fondazione Antroposofica Milanese

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